Isabella di Soragna
Traduzione di alcune pagine tratte da “Collected Works” di Robert Adams
Gennaio 1991
Robert: L’uomo che ha poteri, Kundalini ed energie simili che ne emergono, è un siddha, ma un siddha non è un saggio. Dimentica i siddha e tutto il resto. Trova il tuo vero Sé e sii libero.
Studente: Molti sono attratti da questi poteri e confondono queste persone con l’illuminazione. Ma questi siddhas usano questi poteri per attirare seguaci e manipolarli. Non credo siano veri saggi .
Se indaghiamo sul sentimento di amore umano, si nota che è la visione di una separazione che si cerca di riunificare.
L’uomo ha creato tanti modi per poterlo ritrovare sia in una coppia che in funzione religiosa = UNITÀ.
L’amore vero non ha limiti, e include tutto. L’amore ‘umano’ tenta di ovviare a una separazione e proietta su qualcuno o qualcosa che possa riunirsi con la propria ombra e ritrovare gioia e serenità.
Nel nostro ologramma di nascita tutto è già avvenuto, ma se vogliamo ‘saperlo’ dobbiamo inventare-imparare prima di tutto i nomi. Questi poi sono distribuiti in varie parti del mondo nelle varie lingue e diventano ‘oggetti’ che possono essere designati e riconosciuti. Se ad un neonato non si insegna nulla, emetterà suoni, indicherà col dito, ma avrà difficoltà a farsi capire o a ottenere ciò che desidera. Inoltre abbiamo bisogno dello spazio-tempo (apparente) per poterlo verificare di persona e impossibile nell’istante.
Traduzione di alcuni appunti di Mark West, dal libro “Gleanings from Nisargadatta”
Per scaricare il pdf APPUNTI PRESI da MARK WEST
a cura di Isabella di Soragna
(quadro in copertina: “L’Essenza” di Consolata Radicati di Primeglio)
Il teatro della Realtà, Il gioco dell’Assoluto
Il malinteso dell’Essere, Il miraggio dell’esistenza
ovvero detti, intuizioni, poemi che indicano la vera sorgente della vita
Perché partire per il Tibet?
Sono seduto accanto a te, la mia spalla tocca la tua.
Sono il respiro all’interno del respiro.Colui che ti ama.
Kabir
Tu sei già tutti i Budda.
Non c’è nulla che tu debba intraprendere.
Apri solo gli occhi
Siddhartha Gautama
Ancora un libro sulla spiritualità? Vorremmo che fosse quello definitivo, che butterete via dopo averlo letto, assieme a tutti gli altri, per farne un falò.
Questo libro è dedicato a tutti coloro che si sono resi conto di aver girato a vuoto nel dedalo di una ricerca spirituale che li elude, invece di ravvicinarli alla meta.
Tutti i saggi di qualunque cultura o razza che hanno oltrepassato qualsiasi credo religioso – dicono unanimi:- Svegliati, ciò che cerchi con tanta passione, è semplicemente colui che sta cercando. –
Disperatamente, senza sosta e per tutta la vita cerchiamo l’Amore, la Libertà, l’Unione, attraverso il sentiero sbagliato dei concetti che continuano ad illuderci. In realtà tutto ciò è già in noi, e ha un solo nome: c o n s a p e v o l e z z a.
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Non c’è mai stata un’origine.
Non esiste realmente lo spazio e il tempo.
Mondo – Corpo – Io – Coscienza… atomi vuoti.
Il vuoto è un concetto.
Tutto nasce e muore tornando allo zero = ‘cifr’ – da cui nascono tutte le cifre (= 0).
I numeri o cifre provengono tutti da zero-cifr.
CHE ALTRO POTER ’DIRE’ ?
SOLO OMBRE: TUTTO è UNO SPECCHIO DI… ZERO
‘Absence of all conceptualizing’
SIAMO SEMPRE ‘TOTALMENTE’ LIBERI!!!
(traduzione da un testo di Wei Wu Wei:
All else is bondage – Tutto il resto è schiavitù)
Nel primo dialogo del suo trattato, Hui Hai, afferma quello che comprende tutta la verità, in una sola frase.
Dice:- L’illuminazione significa la realizzazione che…l’Illuminazione non è qualcosa che si può ottenere.- E continua:-
Riporto fedelmente quanto mi ha raccontato una vecchia amica, che dopo aver avuto un sogno che l’ha particolarmente colpita, mi chiede:- Perché, che senso ha tutto questo?-
Racconta:-
– E’ l’alba. Mi sto svegliando, poi ritorno in un breve sogno: ecco apparire un muretto da cui vedo sotto un grande prato. Ci sono bambini, ma spicca la figura di una bambina di forse 3-4 anni, saltellante e gioiosa. Ha un vestito bianco con dei ricami semplici sul petto. Dico a una persona a me vicina:- Ah! vedo mia figlia giocare.- Felice, poi mi sveglio.
– CHI era quella bambina? Mia figlia? No, ma la sensazione è molto forte. Poi ecco un lampo: una vecchia foto (scomparsa da tempo) di due bambini a mezzo busto, la bambina sorridente ha un vestito bianco…con dei ricami semplici sul petto – lo stesso identico del sogno!- Ah! ma…quella bambina… sono io! Perché lo sogno ora, che cosa mi vuol mostrare questo sogno strano? Che cosa è successo…dopo? Difficile, ma forse l’età e qualche avvenimento che si svolse all’epoca, potrà illuminarmi !
Ecco… forse ci sono… siamo in campagna vicino a un bel fiume. Avrò forse 4 anni… Un dottore che… dice di fumare 100 sigarette al giorno!- mi afferma che il mio mal di gola necessita un’operazione alle tonsille. Non so cosa voglia dire. Un calesse con un bel cavallino mi porta alla piccola cittadina vicina, dove in un’ ospedale, un po’ lugubre, mi mettono sulle ginocchia di una robusta infermiera che mi tiene stretta, imprigionata e impotente. Uno sconosciuto con un arnese, me lo ficca in gola e tenta di strapparmi qualcosa. Urlo, scalcio, il dottore si arrabbia e sembra quasi… volermi uccidere. Il sangue cola, il dolore è forte. La disperazione me la porto a lungo addosso, in seguito. Adolescente, ho un incidente in sci, uno scontro con un altro sciatore. Il naso mi fa male. Altre operazioni, con anestesie semi – inefficaci o…finite prima del tempo. Altro segno che ’qualcosa vuole violentarmi.’
Non sento molta comprensione in famiglia. Che cosa succede a quella bambina così allegra e sorridente come quella della notte del sogno?
Certo, tutto questo era già (come dici) nel mio ologramma di nascita, lo scopro in seguito, perché voglio indagare che cos’è la vita, il dolore e… la morte. Cosa ne pensi? –
Le spiego:- A volte si deve imparare con la maniera dura, ma ci spinge ad approfondire il senso, e a delucidare le apparenze del mistero dell’esistenza. Le eterne alternanze: giorno-notte, bene-male, luce-buio.
Per certi individui, questo apre loro le porte della ricerca vera, profonda, del senso della vita e l’inutile accanimento verso le ‘fatalità’ del destino o altri commenti e racconti, nati dalla fantasia più che dalla realtà dei fatti. –
Mi viene in mente e glielo propongo come lettura, un libro (La mort n’existe pas’-= La morte non esiste) scritto da un… giornalista francese. Mentre aspettavo una persona davanti a una vetrina, entrai, era una libreria e dopo pochi minuti caddi su quel… titolo strano: l’autore aveva avuto un incidente in cui vide morire il suo beneamato fratello. Ahimè cose che succedono, ma se succede a te, che senso gli darai?
-Che cosa succede quando si muore, cosa diventa la nostra coscienza, segue anch’essa la morte cerebrale?-
Rileggendolo, l’eterna dualità vita-morte viene alla ribalta: ne traduco qui alcune frasi-chiave. Egli premette che prima di quell’incidente, non aveva nessuna conoscenza di filosofie advaita, buddiste o simili.
Il protagonista si mette alla ricerca e grazie sia alle scienze, alla medicina, alle neuroscienze ed anche allo sciamanesimo, sperimentato di persona in paesi lontani, alle proprie esperienze extra-sensoriali, ecc. scopre che la coscienza ha dimensioni spirituali, che i mistici chiamano ‘anima’.
Soggetti che hanno avuto un arresto cardiaco o anche una menomazione seria del tronco cortico-cerebrale, sperimentano tutti un’espansione di coscienza con precise sensazioni.
L’organismo – si direbbe – mette tutto in moto per la preservazione della vita, dall’ossigenazione delle cellule ad altri sistemi di sopravvivenza. Esperienze di ‘uscita dal corpo fisico’, percezioni extra-sensoriali, incontri con defunti , ecc.
Questo stato di ‘pre-morte’, ha dato origine – dopo studi dettagliati tra neuro-scienziati, psichiatri e medici – a un paio di interpretazioni.
La prima ipotesi è che ogni esperienza di coscienza ha un’origine neuronale, quindi è derivata e situata nel cervello: la seconda invece, ancora in corso di elaborazione, descrive la coscienza come un fenomeno indipendente dalla materia.
Questi stati di esperienze di morte imminente o EMI (tanto per darne una vaga definizione) sono una connessione temporanea e spontanea, accidentale, con una dimensione fondamentale della nostra coscienza e che questa sia ‘completamente indipendente’ dall’attività del nostro cervello. il giornalista spiega alla figlia che… la morte non esiste: quando si muore non si smette di vivere, si cambia di mondo.-
Inoltre dopo ulteriori esperienze di ogni genere, ricerche scientifiche, continua:- Credo che la coscienza sia una componente primordiale del nostro universo. Abbiamo un corpo, ma NON siamo quel corpo. Non ‘abbiamo’ una coscienza, ma siamo questa coscienza. Questo implica che il nostro ’ego’, la parte accessibile della nostra coscienza, non è ‘quello che siamo’.- Una parte più elevata della nostra coscienza, è interconnessa con tutto il passato, presente e futuro. Possiamo chiamarla ‘la dimensione non-locale‘ della coscienza.
Sotto questo aspetto la morte è solo la fine del nostro aspetto fisico, nulla di più. Penso che non vi è nè inizio nè fine alla coscienza, quindi nascita, vita e morte sono solo cambiamenti dello stato di coscienza e niente affatto la fine di questa. La vera coscienza è NON-LOCALE e quella ordinaria ne costituisce solo un aspetto tra molti altri. Negli stati di pre-morte o altri simili- quando l’attività cerebrale decresce molto o si arresta, si presenta una dimensione più fondamentale, caratterizzata da capacità extra-sensoriali senza limiti (ecco il termine ’non-locale’): qualcosa in noi in certe circostanze, è capace di trascendere spazio e tempo (del resto solo apparenti nel quotidiano mentale). Mentre l’una è direttamente osservabile nel sistema neuronale da parte dei neuroscienziati, l’altra è schiacciata dalla nostra attività mentale ed è solo reperibile durante stati accidentali (EMI, sciamanesimo) quando la nostra attività mentale è modificata o arrestata.
Se la ‘non-località’ è una proprietà fondamentale della coscienza, significa che per essa non vi è né inizio né fine. in altre parole, la coscienza fondamentale è situata al di fuori dello spazio-tempo… aldilà della morte.
Le religioni la chiamano ‘anima’.
Si sono spesso verificati momenti inattesi di lucidità estrema nei momenti di pre-morte, anche in casi ove il cervello era molto danneggiato (es. Alzheimer ecc.).
La coscienza – nella fase terminale della vita – sembra liberarsi dalle costrizioni corporee.
Questo dimostra anche che è lo spirito che crea la realtà osservabile, una proiezione dell’anima, che utilizza un corpo-cervello come proiettore.
È come se i nostri corpi e l’insieme della realtà materiale, fossero solo immagini proiettate su uno schermo e la coscienza non-locale il proiettore. Ciò che anima sia corpi e realtà materiali non si trova sullo schermo – materia, ma nel proiettore (confermato da E. Schrödinger), la coscienza fondamentale. Max Planck noto fisico quantistico, affermava che la coscienza era l’elemento fondamentale e la materia un suo derivato. Inoltre è ben nota la frase di Niels Bohr:- Prima della coscienza c’è un mondo reale.-
La coscienza può definirsi un ’campo sottogiacente’ all’universo visibile, un campo gravitazionale, che impregna ‘tutto’ il mondo fisico – in definitiva solo una proiezione spazio-temporale. Come la luna si riflette nel lago, questo è solo il suo riflesso, non la luna stessa.
Molti insegnamenti spirituali tramandati nei secoli, lo trovano mediante la meditazione che – con la pratica – modifica la materia cerebrale. Questo è confermato dalle neuroscienze. La coscienza agisce sul corpo. –
Inoltre il giornalista-ricercatore partì per le regioni dell’Amazonia (Perù) e incontrò dei curanderos (o guaritori) che utilizzavano l’ayahuasca (in lingua quechua, liana dei morti) che conteneva il DMT, dimetiltriptamina, una sostanza psicotropa contenuta in diverse piante. La sua ingestione provocava stati visionari che permettevano di entrare in comunicazione con il mondo degli spiriti. Era una medicina considerata sacra, unione di spiriti, piante e uomini.
La bevanda di ‘ayahuasca’ è un composto di due piante: la liana d’ayahuasca o Banisteriopsi capii e le foglie di chacruna (Psicotria viridi): è questo connubio che dà l’effetto formidabile con il decotto. Altrimenti l’effetto non è possibile.
È stato possibile verificare anche che non sono i nostri occhi a vedere, ma il nostro cervello o meglio i circuiti neuronali che interpretano gli stimoli captati dalla retina e da alcuni segnali sensoriali, ‘indovina’ l’insieme, basandosi su precedenti esperienze: vedere è una ricostruzione mentale. Il cervello in permanenza interpreta sulla base di apprendimenti anteriori e dà una visione d’insieme che si apparenta a una forma di allucinazione: letteralmente… il nostro cervello ci inganna!
Ecco la ragione di un forte disorientamento nelle esperienze sciamaniche, poiché il sistema ‘imparato’ impedisce di ’vedere’ la vera natura di quello che appare, tramite questa visione dello spirito aperto dall’ ayahuasca.
Non siamo fatti per vedere quello che NON abbiamo mai ‘imparato’ a vedere. il pensiero analitico non ha spazio, è un handicap. Più si cerca di ’capire’ e più ci si sente persi. Queste sostanze psichedeliche, disattivano i processi neuronali e filtri del quotidiano, espongono il nostro inconscio alla luce! tutto quello che è stato sommerso (e sono memorie, traumi ecc.) si rivela spesso con violenza e se non si è forti e aiutati da persone pratiche e competenti, è un rischio. Luce ed ombre si presentano e sono accolte per poter essere sciolte. È come essere nudi sotto una tempesta di neve.
(posso confermare lo stesso risultato con il sistema di rebirthing costante e assistito da terapeuti competenti per un lungo periodo)
La corazza dell’ego che abbiamo costruito ci protegge da minacce reali, ma molto spesso immaginarie, poiché deformate dalle nostre ferite d’infanzia: sono fantasmi che hanno paura della vita, del futuro sconosciuto. Ecco il termine di ‘ombra’, quello che non si accetta e si proietta su ‘altri/o’ e quello di ’specchio’ che contiene sia ombre negative sia positive di maestri spirituali e santi.
La persona invece è la maschera che ci protegge e ci fa fondere con la norma sociale, perdendo però la realtà del vissuto reale. Il mondo cosiddetto ‘esterno’ se ci accaparra troppo, ci separa da noi stessi. Tutto quello che cerchiamo ’fuori’ in realtà è in noi stessi. Ogni pratica spirituale o sciamanica rischia a volte di portarci ad evitare… noi stessi, a fuggire in un mondo idealizzato e altrettanto irreale. Si tratta invece di mettersi in contatto con la nostra collera, la paura e le nostre ferite antiche (‘ombra’), prima di giungere ad una naturale compassione autentica. Solo tramite la comprensione dei nostri traumi dimenticati, delle strategie di sopravvivenza e delle confusioni, (visto ed integrato), allora questi non agiscono più come virus mentali invisibili… e il risveglio può avvenire.
Sul piano psicologico, l’esperienza mistica o sciamanica e quella della morte sono simili.
Nei primissimi anni di vita, la coscienza del bambino non è ancora inibita. Il senso di separazione tra visibile e invisibile non è così forte, poiché egli è ancora aperto all’altro mondo da cui è appena emerso. Molti diventano ‘medium’. Se questo stato perdura nell’adolescenza molti preferiscono tacere, comunque sono purtroppo poco ascoltati. (chi scrive qui ora, ne è stata personalmente testimone)
Le esperienze serie sciamaniche (canti di cerimonie o icaros, derivati dalle energie sottili di piante) smantellano le nostre illusioni mentali.
Questo si può avvicinare alle cerimonie del ’bardo tibetano’ per accompagnare il morente: in realtà sono un modo di mettere in evidenza che ‘questi mondi descritti’ sono illusioni mentali, archetipi rassicuranti, modellati da desideri e aspirazioni. Pensiamo di essere il ’tal dei tali’, in realtà è ancora una forma d’illusione, maschera forgiata da eventi della vita e che nasconde la nostra dimensione reale, la nostra vera natura.
Ecco l’ultimo terrore! Paura viscerale. Sparire, non più esistere, e quindi di dover lasciare il controllo. ma non sono ‘io ‘ ad aver paura, bensì il mio ego, poiché esso è mortale.
L’ego rappresenta un processo d’identificazione sviluppato dal sistema neuronale. Non siamo il nostro ego, che è solo un meccanismo cerebrale.
Le sostanze psichedeliche – usate con conoscenza e serietà – danno la possibilità alla persona di accedere al suo inconscio, non così facile da toccare.
Stan Grof ha lavorato a lungo con il LSD per conoscere gli stati profondi dell’individuo: spariva poi la paura della morte. Ecco spiegate le ricerche attuali su DMT, mescalina, peyotl, ecc. Il DMT e l’LSD inducono stati molto simili all’esperienza della morte imminente o mistiche vere. Senso di unità ineffabile, intuizione forte, senso di risveglio e chiara connessione con una coscienza più larga del quotidiano. La rete dell’ego o circuito neuronale invece tenta di funzionare attraverso memorie e condizionamenti passati, per timore di essere sommersi, e questo senso di difesa esagerato si perde nei malati di Alzheimer, dove la persona perde la sua storia e la sua identità.
L’ego non sopporta che il suo film possa finire, avendo dimenticato che… è soltanto al cinema e il suo personaggio favorito sparirà! Gli psichedelici faranno fermare il film. Spesso qualche settimana di intensa meditazione può ristabilire l’equilibrio: il cervello è malleabile e può essere educato e allenato. Alcuni hanno osservato che il cervello di un meditante serio e esperto, assomiglia a quello di una persona sotto l’effetto della psilocibina. Salvo che la meditazione lo fa in modo più naturale e dolce insegnando al cervello ad essere meno schiavo della struttura cerebrale di sopravvivenza e di anticipazione.
Il fatto è che l’arresto dell’attività cerebrale non porta all’incoscienza, al nulla, ma al contrario a un mondo infinito di percezioni extrasensoriali e reali. Devo calmare il mio ego meditando per liberarmi dal canale neuronale della paura!
La meditazione anche di un quarto d’ora al giorno permette di osservare i pensieri che vanno e vengono, senza rimanerne attratti: essi filano via come in un film. Presto le cose cambiano e a volte ci si immerge in un sentimento di amore che è energia e dà accesso ad una realtà più grande.
Anche Einstein aveva espresso questa scoperta:- La nostra separazione gli uni dagli altri, è un’illusione ottica della coscienza.-
Dopo varie esperienze sciamaniche o simili, il paragone che viene è quello di un pallone che naviga nell’oceano pieno di un litro d’acqua, la membrana si strappa e l’acqua si dissolve nell’oceano, diventa oceano – pur mantenendo una vaga identità, come avviene al momento della morte. Più ci si identifica al pallone d’acqua, e più difficile riconnettersi con l’universo intero e a questo ‘amore’. Questa parte spirituale di cui si parla non è una credenza, ma una realtà sperimentabile. Il mio corpo quindi è coscienza che prende forma e la morte il cammino inverso, cessando di proiettarsi in un’apparenza materiale fissata nel tempo e ritrovando la sua vera natura.
Non si finisce nel nulla, ma al contrario nella vera vita!
Ecco la nostra esistenza abituale: isolati nei nostri corpi, separati dagli altri e abbiamo paura! Nei momenti difficili di angoscia siamo invitati ad entrarvi per far apparire le dimensioni inconsce della personalità – indissociabili dall’esperienza spirituale. Si svelano le amnesie traumatiche sepolte.
L’energia di Amore che vibra ovunque dev’essere vista come materia primordiale, prima che le forze della causalità, isolamento e individualità la ricoprano. Non più spazio e tempo, ma senso di essere ovunque e da nessuna parte!
Abbandonare tutto, dis-identificarsi totalmente da quello che credevo di essere (individuo separato , IO ) è il prezzo per accedere al TUTTO.
Il nostro mondo ci fa credere di essere reale e denso, ma avendo vissuto il mondo dove la materia non esiste più… ci fa sperimentare che quest’ultimo è ancora più reale del quotidiano qui.
Quando il cervello si ferma, ci si sveglia! Non più nozioni di ‘reale o irreale’: il mondo intero è contenuto in noi.
La morte è senza pericolo, non esiste. Alla morte del corpo, la coscienza ridiventa infinita.
Come all’uscita dal cinema, rimane un vago ricordo della trama del film, immagini sparse.
Rimanere in nozioni ’spirituali’ senza entrare nel vivo dell’inconscio per smontare la ‘persona’, non serve, anzi!
Le reincarnazioni di cui tanto si parla? Come vivere vari film allo stesso tempo, visto che lo spazio-tempo-origine sono illusori. La morte dunque è solo il ‘togliersi la maschera’ delle illusioni.
Non abbiamo bisogno di altro che di amore per aprire la porta del reale, solo smettere di voler controllare tutto…
Inoltre… CHI, CHE COSA… osserva la coscienza? (altrimenti, come ‘saperlo’?)
È l’Inconcepibile che sempre siamo.
Quello che davvero vive in noi, non può morire.
Allora… CHI muore`?
Liang K’ai, sesto patriarca, distrugge i sutra
Questa introduzione è l’immagine che si può dare al personaggio U.G. Krishnamurti, secoli dopo.
Vorrei rimandare il lettore all’articolo, citato alla fine, per evidenziare il ‘reale’ visto – e non solo – da saggi anche non molto noti in occidente. Del resto è proprio il pensiero occidentale, ancor più frazionato e dogmatico (anche in nome della libertà di pensiero!) che ha creato ancora più divisione a livello (se-dicente) ‘spirituale’. Belle frasi, gruppi esoterici, seminari a pagamento, ashram – per sentirsi in famiglia e accolti da un ‘padre o madre’ spirituali.
L’unico problema per ritrovare il proprio stato naturale reale è il ’pensiero’: non il pensiero funzionale del quotidiano agire, ma quello insidioso e costante che crea un’uniformità e dei personaggi fittizi che separano invece di riunire, come tanto si decanta.
J.M. Terdjiman, in un suo commento ad alcuni dialoghi di U.G. ‘The courage to stand alone’ parla della sottigliezza(!) del fenomeno U.G. tanto difficile per noi da afferrare: egli dice che non vi è pensiero in lui, ma… ha dei pensieri! Egli quindi funziona, il suo encefalogramma non è piatto. Ha pensieri, ma non vi è ‘pensiero continuo ’. Senza pensiero continuo non c’è IO, ossia non c’è un U.G. che ‘SA’ di esistere. Non vi è un’entità, ma dei condizionamenti, movimenti di emozioni in un dato luogo geografico nello spazio-tempo e… in discontinuità – come attori che entrano in scena recitano la loro parte e poi scompaiono senza lasciare traccia. Il pensiero in U.G. funziona con discontinuità: senza un pensiero in azione, U.G. non sa di esistere! Quando ‘sa di esistere’, è come una località, la località U.G. non è quella di Paolo o Maria, è come un pronome fittizio, passeggero.
U.G.: – Ogni volta che un pensiero nasce, create un’entità o un punto e in rapporto a questo punto fate l’esperienza del mondo e delle cose. Allora, se il pensiero non c’è, come potete fare una qualsiasi esperienza o riferimento a una cosa che non c’è più?-
-Ogni volta che nasce un pensiero, voi nascete. Non significa che quest‘entità particolare’ che non esiste nemmeno da vivo, faccia esperienza di nascite successive. Il Nirvana – secondo la tradizione – è la fine del ciclo nascita-morte – ma non si può descrivere come beatitudine, un giochino romantico, poiché è indescrivibile, poiché non avete nemmeno la possibilità di sperimentare quello che c’è tra due pensieri. Fate l’esperienza del mondo e delle cose a partire da questo punto di vista, di riferimento. Quindi ci dev’essere un punto che possa creare uno spazio. Se non c’è un punto, non c’è spazio. Si deduce che ogni esperienza che possiate avere a partire da questo punto, (inventato, illusorio) è un miraggio.-
– Non che il mondo sia un’illusione, frase in cui si compiacciono tutti i vedantisti indiani, ma tutto quello che si sperimenta in rapporto a questo punto, che è esso stesso un’illusione, è condannato ad essere anch’esso un’illusione. Maya non significa ‘illusione’, ma misura. Non si può misurare a meno di non avere un punto di origine: se non c’è un centro, un’origine, non vi è circonferenza del tutto. Geometria pura e semplice.-
Ecco la maya, misura… impossibile.
( Frasi che confermano quanto ormai gli scienziati – con spese miliardarie – si sono affannati a scoprire un Big Bang, senza che si potesse definire quali elementi ci potevano essere stati ‘prima’(!) per potersi manifestare: dimostrazione chiara che un’origine NON si è mai trovata e lo stesso per la scoperta che lo spazio-tempo non esisteva in realtà.)
Questo punto (immaginato) non esiste di continuo (UG descrive il suo stato naturale), esiste per rispondere alle esigenze di situazioni precise. Le necessità della situazione creano questo punto, non un soggetto pensante che NON esiste. È l’oggetto che crea un soggetto, è un fatto fisiologico.- (Si può anche dire che il soggetto crea l’IDEA di un oggetto.)
Ecco che il disegno qui sopra dell’antico Patriarca Liang K’ai (il sesto patriarca) che ‘straccia i sutra’ è esemplificato bene dal dire di U.G. che lo viveva totalmente. Significa anche che nei secoli ogni tanto qualcuno si ’svegliava’ e dimostrava come la Verità non si poteva monetizzare in parole, azioni, libri e seminari.
Vedere, vedere i meccanismi, sentirli e non ricamarci su con l’intelletto, basato di nuovo su memorie, educazione e principi.
Non significa obbedire all’insegnamento ’rimani nell’istante presente’ ecc. che può ancora essere un tentativo mentale di creare una barriera al reale, semplice e puro.
Si tratta però di verificare le memorie che riappaiono sotto forma di emozioni-reazioni – spesso inconsce e di riunirsi con esse per vanificarle e dar luminosità alle ’ombre’ che ci tolgono la vera visione di…vita!
Ad esempio se mi arrabbio fortemente per un’osservazione di un simile per non aver eseguito qualcosa nella maniera richiesta o tutt’altra emozione, anche violenta e abituale, rapida e quasi inconsapevole, è bene che subito ‘entri’ nella sensazione – senza analizzarla – in modo da accoglierla e allo stesso tempo annullarla: lì il pensiero non ha scampo e automaticamente si è nell’’istante presente’ – senza ’saperlo’.
In realtà è solo un ripetersi costante, dai primi anni di vita, del sacchetto emotivo di cui siamo fatti e che – se non visto – tenderà a ripetersi all’infinito – questo non significa diventare passivi ( i 5 elementi faranno il loro lavoro ) – ma accelerare la vanificazione delle memorie bloccanti che ci agglutinano ad una ’persona,‘ mai esistita veramente. Sarà come ad assistere ad un vecchio film anche rifatto, senza perdersi in considerazioni, commenti, paure o sensi di colpa, quindi senza alcun giudizio, solo ‘presenza’ neutrale.
La tradizione dei saggi realizzati in India proponeva sempre, ad ogni stimolo e reazione di chiedersi subito: ‘A CHI? succede?’ ‘A me, IO’ – e di rimanervi fino alla sparizione del ’vocabolo’. Il pericolo è di farsi di nuovo prendere in giro dalla mente: i più grandi saggi ci consigliano – giustamente – di rimanere quanto possibile nell’- A chi succede? CHI sono IO?- ecc. ma…anche questo rischia di diventare un tranello di ’oggettivazione’ e tutto quello che si può anche subdolamente osservare-concettualizzare (anche il vuoto di concetti!!!) – sapere è IRREALE.
Inoltre si tratta di vedere che ‘non siamo mai nati’! né mai stati concepiti! Questo tuttavia – per una mente soprattutto occidentale’ – talmente abituata anche inconsapevolmente a ‘voler sapere che cosa(?) ’ ci possa essere (anche il vuoto, ossia un altro concetto!) – rischia di mantenersi a galla.
Tutto quello che ‘SAI’ non è niente, non esiste, è irreale.
Se è vero non puoi saperlo.
Già nel famoso libro-chiave del Rinascimento:’ l’Hypnerotomachia o sogno di Polifilo’ uno dei primissimi libri editi in Italia (Hypnerotomachia Poliphili, Venezia, Aldo Manuzio, 1499) – è narrata la storia del combattimento in sogno dell’eroe, innamorato di Polia, simbolo del femminile che apre mente e cuore.
Tutto è sogno
U.G. – in modo semplice e diretto – smonta tutta l’impalcatura memorizzata dall’infanzia, proprio con l’investigazione dell’inesistenza di origine, poiché il punto iniziale che possa dar origine al cerchio ecc. non è mai nato, tranne come concetto e così anche un ‘pronome’ incollato e un’origine qualunque. L’inesistenza effettiva di origine e spazio-tempo, annulla qualunque ricerca e automaticamente si ‘rimane nel non-so-che-non-so’. Certamente questo fa fuggire molti e li rende guardinghi in questa ricerca, poiché la sensazione totale di inesistenza, diventa davvero verificabile, evidente e fa paura, ma a chi?! Alla mente che non riesce ad accettarlo, perché nel ruolo profondo di scoperta del ‘reale’, deve assolutamente…sparire. Al massimo è solo un meccanismo utile e basta.
Questo non implica un lavaggio del cervello o di non poter agire nel quotidiano. Il complesso corpo-mente funzionerà, ma senza più il mimetismo delle memorie che oscurano l’operato: la sceneggiata continuerà, ma è come un film che scorre e di cui siamo solo spettatori. Sparisce solo il ’falso’, ossia quanto Nisargadatta ripete e consiglia: – Liberatevi dal falso, ma prima dovete sapere che cos’è! –
Vorrei rimandare il lettore a questo articolo, se è interessato, non solo per metter meglio in luce il personaggio, ma indicare – malgrado frasi complesse e riferimenti vari ! – una scorciatoia per avvicinarsi al ‘reale’. Certo, sono ripetizioni, ma a volte smantellano più di qualche accenno dogmatico.
U.G. KRISHNAMURTI – Isabella di Soragna
Siamo ombre-pensieri che si credono reali.